Intervista a Noo Saro-Wiwa. Francesca Giommi ha incontrato per noi la scrittrice in occasione del Festivaletteratura di Mantova 2015

Intervista della nostra bravissima e preparatissima Francesca Giommi a Noo Saro-Wiwa a Mantova per il Festivallettura 2015. 

Ospite al Festivaletteratura di Mantova 2015, Noo Saro-Wiwa, figlia dello scrittore e attivista politico Ken Saro-Wiwa, racconta nel suo romanzo d’esordio In cerca di Transwonderland, il mio viaggio in Nigeria uno dei paesi più popolosi e corrotti al mondo – dove maggiormente colonialismo, imperialismo e sfruttamento delle risorse hanno creato disuguaglianze e falle di sistema apparentemente insanabili – da un punto di vista genuino e insolito, quello di una turista contemporaneamente frustrata e affascinata da questi sconfinati orizzonti. A bordo di pericolosi okada, Noo si sposta dalla caotica Lagos all’asettica Abuja fino all’arido nord musulmano, raggiungendo l’antico impero del Benin e le regioni più remote e incontaminate, contraddistinte da una natura affascinante e selvaggia e da una molteplicità di popoli, usi e costumi altrettanto sorprendente.

Intervista
Noo Saro-Wiwa

A metà tra narrativa di viaggio e narrazione autobiografica, l’opera mostra una visione del paese natale che è allo stesso tempo quella di un insider/outsider (vissuta in Gran Bretagna con la madre e i fratelli sin dall’età di tre anni, la scrittrice ricorda come il peggiore degli incubi e delle punizioni le vacanze estive trascorse in Nigeria da bambina per trovare i parenti  – tra caldo e zanzare, senza elettricità né acqua corrente – fino alla brusca interruzione causata dalla morte violenta di suo padre e da un lungo volontario esilio fuori dal suo paese). A quasi vent’anni da quel terribile evento, Saro-Wiwa si imbarca ormai adulta in questo viaggio di riconciliazione, denunciando il fallimento della Nigeria a progredire in senso moderno e democratico e criticando gli effetti disastrosi di corruzione governativa e nepotismo dilagante, mantenendo tuttavia un tono generale ottimista e ironico, dimostrando un grande affetto per questo sconfinato paese e non perdendo occasione per sottolinearne le bellezze e i punti di forza.

FG: Suo padre fu ucciso nel 1995 dal regime di Abacha per essersi schierato a difesa dei diritti delle popolazioni Ogoni sul Delta del Niger in aperto contrasto con lo sfruttamento esercitato dalle compagnie petrolifere internazionali. Come sono cambiate le cose nei vent’anni intercorsi da quella assurda sentenza che sconvolse l’opinione pubblica internazionale, in relazione allo sfruttamento del petrolio e alla problematiche ad esso connesse (tagli del carburante, mercato nero, accesso alle risorse, inquinamento ed ecosistema)?

NSW: Oggi c’è una maggiore consapevolezza dei diritti delle minoranze e del rischio ambientale tra i nigeriani ma a anche a livello internazionale. Le compagnie petrolifere come Shell hanno dovuto assumere una maggiore responsabilità sociale. Recentemente Shell è stata costretta a risarcire la comunità Bodo nel territorio degli  Ogoni per l’imponente versamento di petrolio del 2008. Prima della campagna di mio padre, gli Ogoni avrebbero sofferto simili danni in silenzio. Il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) ha studiato il danno ambientale subito dagli Ogoni e ha stabilito che il governo dovrà risanare i danni.  Il nuovo presidente nigeriano Buhari ha stanziato dei fondi per questo, solo il tempo ci dirà se la bonifica avverrà veramente, ma ci sono buoni motivi per essere ottimisti.

intervista
La copertinadellibro

Che impatto hanno le molte differenze etniche e religiose nella vita quotidiana nigeriana oggi?La Nigeria è molto vasta e ricca di diversità, e nelle zone urbane c’è una grande mescolanza. Tuttavia c’è ancora molta fedeltà verso il proprio gruppo etnico. I politici in passato spendevano più denaro a favore delle infrastrutture dei loro villaggi di origine. La politica vede ancora una forte separazione nord/sud, musulmano/cristiano. C’è un tacito accordo per cui la presidenza si alterna tra musulmani del nord e cristiani del sud. Quando l’allora vice-presidente Goodluck Jonathan assunse la presidenza allorché il presidente Yar’Adua morì a metà mandato, molti abitanti del nord si arrabbiarono terribilmente, sebbene il protocollo democratico preveda che il vice-presidente assuma la presidenza nel caso questa diventi vacante. L’etnicità dunque è molto invasiva e trascende le nozioni di democrazia. Poiché gli Igbo tentarono la secessione negli anni Sessanta (portando così alla guerra del Biafra)  da allora persiste una sorta di sfiducia nei confronti di questo gruppo etnico. Gli Igbo denunciano di essere stati tagliati fuori dalle politiche federali, ma ci vorrà molto tempo prima di rivedere un presidente di etnia Igbo al potere.

Perché a quasi vent’anni dalla morte di suo padre e dopo un lungo “esilio” volontario dal suo paese ha deciso di scrivere questo libro, e quale pubblico aveva in mente, se ne aveva uno?

Per molto tempo ho desiderato scrivere di viaggi in generale, esplorando diversi paesi. Transwonderland è stata semplicemente un’esplorazione della mia patria. Ho viaggiato molto in Africa e ad un certo punto ho sentito il desiderio di tornare in Nigeria e godermela da una nuova prospettiva. L’idea di una Nigeria come destinazione turistica mi pareva affascinante. La Nigeria è uno dei paesi più interessanti e complessi della terra. è così pazza ma anche così concreta, meravigliosa e terribile. Contiene tutti gli estremi. Le persone sono sincere, danno voce alle loro opinioni e hanno uno dei migliori sensi dell’umorismo al mondo – è il posto perfetto per scrivere un libro di viaggio. Si ha sempre la garanzia di fare esperienze interessanti. Credo anche che la scrittura di viaggio sia il modo migliore per esplorare un paese. A differenza del giornalismo, si possono narrare eventi ed avvenimenti apparentemente minori ma che in effetti rivelano qualcosa di importante di una data società. Sapevo che molti altri nigeriani della diaspora avrebbero condiviso le mie esperienze e osservazioni e così pensavo a loro mentre lo scrivevo. Tuttavia, quando scrivi un libro di viaggio, lo devi scrivere per chiunque, il che significa che devi spiegare quel tipo di cose (storia e scenario) che molti nigeriani della diaspora potrebbero già conoscere.

Gli scrittori africani della diaspora sembrano avere un pubblico internazionale più vasto e riscuotere maggior successo di quelli che rimangono nel paese d’origine, perché secondo lei? Sente di appartenere ad una comunità di espatriati?

Sfortunatamente, il successo per la letteratura Africana dipende dall’ottenimento di contratti con editori occidentali e – ancora più importante – dall’aver ricevuto una buona educazione di base (dentro o fuori dalla Nigeria). E’ molto più facile avere possibilità di pubblicazione se si parla bene la lingua inglese. Gli scrittori cresciuti nelle loro patrie sono svantaggiati perché gli standard scolastici nigeriani sono di molto peggiorati negli ultimi trent’anni. Molte persone non sono in grado di scrivere una richiesta di assunzione decente, figuriamoci un romanzo. E gli studenti oggi non hanno facile accesso ai romanzi. Quando visitai l’università di mio padre a Ibadan, fui scioccata da quanti pochi libri possedesse il dipartimento di inglese. I libri sono troppo costosi per il nigeriano medio (più di una settimana di salario) e la loro distribuzione è limitata. I migliori scrittori imparano la loro arte semplicemente leggendo la migliore letteratura, ma molti nigeriani non hanno facile accesso alla letteratura globale. Io mi vedo come una scrittrice diasporica, tuttavia non tutti i miei libri futuri avranno a che fare con argomenti africani.

Nel libro dimostra una divertente dipendenza ai film di Nollywood, ma le piacciono veramente? Pensa che questa cinematografia abbia un reale impatto sociale e che possa crescere, migliorare la sua qualità e varcare i confini del paese e del continente?

Ho imparato ad apprezzare i film di Nollywood mentre attraversavo la Nigeria. Li guardavo ogni sera nelle mie stanze d’hotel prima di andare a dormire. Alcune delle trame erano veramente buone. Ovviamente la qualità della produzione e del dialogo sono solitamente terribili, ma i film possono risultare piacevoli da guardare. Lo stesso vale per gli show della TV occidentale: il pubblico diventa dipendente di soap opera americane come Beautiful anche se sono spazzatura! Tuttavia non guardo mai film di Nollywood quando sono a Londra. Li trovo piacevoli e interessanti solo quando li guardo in Nigeria, nella società che essi riflettono. Penso che Nollywood abbia dato alla Nigeria una forte identità culturale nel continente africano. Avere attori nazionali di successo è un’acquisizione relativamente recente. L’industria fornisce anche posti di lavoro, non solo attori ma disegnatori di copertine, distributori etc in un paese dove l’imprenditorialità è stata a lungo ostacolata, offrendo nuove interessanti opportunità.

Pensa che anche il turismo possa essere una nuova e reale opportunità per l’economia della Nigeria? Come potrebbe o dovrebbe svilupparsi secondo lei?

La Nigeria ha un grande potenziale turistico. È una grande nazione con così tanti e diversi paesaggi e culture. Il turismo tuttavia non può svilupparsi da solo. Bisogna prima sistemare altre componenti dell’economia, come le strade, il sistema di trasporti domestici, il sistema di aria condizionata e la generale fornitura energetica, la legge e l’ordine pubblico. Una volta che queste cose saranno a posto, allora i turisti di massa verranno.

C’è secondo lei una connessione o un legame tra Boko Haram e l’Isis e pensa che possano costituire una reale minaccia per il paese e per il continente?

Non penso ci sia molta connessione con l’Isis. Boko Haram’s è legato ad Al-Qaeda e il terrorismo internazionale non è mai stato potente, tradizionalmente, sebbene secondo alcuni si stia fortificando. Tuttavia danneggiano il continente creando un ambiente ostile agli investimenti. Questo preoccupa perché la povertà alimenta il terrorismo e quella povertà ora aumenterà come risultato del terrorismo religioso.

Ha un ricordo personale particolarmente caro di suo padre e quanto essere sua figlia ha influenzato e continua ad influenzare il suo essere una scrittrice ed una giovane intellettuale espatriata oggi? 

Mio padre raccontava bellissime storie della buonanotte. Non dimenticherò mai la storia del coniglio che mangiò troppo a cena. Si sentiva così pieno che credeva non avrebbe mai più mangiato nulla e vendette la sua intera fattoria. Ovviamente se ne pentì amaramente non appena fu di nuovo affamato e mio padre raccontava questa favola morale in una maniera tale che io e i miei fratelli ridevamo a crepapelle ogni volta.  Non credo che mio padre abbia influenzato la mia decisione di diventare una scrittrice. Mentre crescevo vedevo la sua scrittura come la sua professione e nulla più. Non aspiro ad essere come lui. Sono stata ispirata da autori come
Nabokov e Paul Theroux. Voler scrivere un libro è un’ambizione universale (secondo una famosa statistica il novanta per cento degli esseri umani vorrebbe scrivere un romanzo, ma la maggior parte non lo farà mai). La differenza tra me e l’ottantacinque percento del mondo, è che io ho voluto veramente riuscirci!

Tuttavia mio padre ha instillato in me l’amore per la lettura. Mi comprava molti libri e mi incoraggiava a leggerli sin da quando ero bambina. Aveva anche un profondo interesse politico: quando tornavamo al villaggio durante le vacanze scolastiche, ci parlava dell’inquinamento causato da Shell. La sua morte mi ha costretto ad affrontare certe tematiche. Tuttavia ritengo del tutto naturale essere intellettualmente impegnata, soprattutto se fai parte di un movimento diasporico fai dei paragoni tra società sin da quando sei molto giovane. La familiarità con due culture implica che tu veda somiglianze e differenze tra nazioni e che tu ti chieda il perché di tali differenze. Sono sempre stata molto interessata alla cultura, all’ambiente e all’economia, e a come essi interagiscono.

Quali sono le sue aspettative e i suoi desideri per il futuro della Nigeria? 

Spero e credo nello sviluppo delle infrastrutture, della legge e dell’ordine pubblico. Con queste due cose, possiamo raggiungere molti obiettivi senza l’aiuto del governo.

Intervista a cura di Francesca Giommi

L’articolo intervista di Francesca Giommi è stato possibile pubblicarlo con la collaborazione di ATLANTE ASSOCIATI Studio grafico – Comunicazione – Web design a Pesaro

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